LE LETTURE

 

Venerdì 4 maggio Ore 18.00 Peregolibri, via dei Mille 25

Parole in pentola: Lydia Capasso, Santa pietanza. Guido Tommasi Editore

Il filo rosso di Santa Pietanza è la santità: provate a pensare a quanti piatti italiani sono legati al culto dei santi… non riuscirete a contarli sulle dita delle mani! Ovunque sia praticata una religione che riconosce i santi, infatti, le usanze che testimoniano la devozione dei fedeli sono moltissime, anche in cucina. Le “sante pietanze”, il cui nome porta un esplicito riferimento al santo o che non possono mancare in tavola nel giorno a lui dedicato, nascono talvolta da un episodio storico, ma ancor più spesso sono legate a vicende mitiche ed eventi favolosi, che si perdono in tempi remoti e sono difficilmente riconducibili a una sola versione.  
Quale destino burlone ha fatto sì che Sant’Antonio, asceta ed eremita, sia oggi chiamato “del purcel” e considerato patrono di salumieri e macellai? Perché il 13 gennaio a Parma si mangiano le scarpette di Sant’Ilario? Avete mai assaggiato le dita degli apostoli? Con tono volutamente leggero e ironico, ma mai irrispettoso o irreverente, le autrici di Santa Pietanza raccontano il piacere della tavola e della convivialità mescolando elementi sacri e profani, “visto che le due cose, anche in cucina, sembrano continuamente sovrapporsi e intrecciarsi”.

 

Sabato 5 maggio Ore 17.30 Canonica di San Salvatore, via Castello

Aperitivo con Roberta Rampini, coautrice di Storie di cibo nelle terre di Expo

Cibo come nutrimento, cultura, tradizione, socializzazione, lavoro, riscatto e integrazione. Cibo da coltivare, acquistare, cucinare, condividere. Cibo che si fa storia da raccontare. Trecentoventi pagine, ricette, interviste a chef del territorio e soprattutto trentuno storie. E’ questo il libro “Storie di cibo nelle terre di Expo”. Oltre alle storie ci sono ricette note, come il riso con le verze o la cotoletta alla milanese e altre meno note come “Ul pan de mej”, la “Rusumada”. Un capitolo è dedicato alla tradizione, con Barbapedana, musicista da strada noto nella tradizione popolare del secolo scorso, che accompagna il lettore nelle terre di Expo tra osterie, cascine e cortili. Infine, “nelle terre di Expo ci sono anche molti chef che sono nati qui o hanno scelto queste terre per aprire il loro ristorante. Li abbiamo intervistati. Tra loro Davide Oldani di Cornaredo e il giovanissimo Simone Cantafio di Vanzago che da poche settimane è diventato Chef Director del Michel Bras Toya Japon – concludono le autrici – come diciamo nella prefazione il libro ci ricorda un minestrone dai sapori e colori variegati e può essere letto a piccoli bocconi o tutto d’un fiato.

 

 Venerdì 11 maggio Ore 16.30 Peregolibri, via dei Mille 25

Natale Perego, Il drago non mi fa paura. Einaudi

Merenda con il drago: un gustoso spuntino, ascoltando l’autore che racconta storie e aneddoti. Riservato a ragazzi di quarta, quinta elementare e delle scuole medie. Giorgio vive con la madre in un quartiere di periferia. È un ragazzo solitario che trascorre il tempo libero disegnando. Il disegno è la sua grande passione. Un pomeriggio assiste, senza volerlo, a una scena che lo impressiona molto: due uomini maltrattano e rinchiudono tre ragazzini in una baracca dietro al palazzo in cui abita. Col passare dei giorni Giorgio scopre che questi bambini vengono tenuti prigionieri e costretti all’accattonaggio. È una situazione che gli ricorda il dipinto di Paolo Uccello, San Giorgio e il drago: la schiavitù dei tre ragazzini è il drago che lui deve affrontare e sconfiggere. Ma il drago è un avversario temibile è pericoloso: ha zanne, artigli, sputa fuoco. È molto più grande di lui. È implacabile. E Giorgio ha solo undici anni… Età di lettura: da 12 anni.

 

Sabato 12 maggio Ore 17.30 Canonica di San Salvatore, via Castello

Aperitivo con Valerio M. Visintin, Cuochi sull’orlo di una crisi di nervi. Terre di mezzo editore.

Un quarto di secolo al ristorante, sempre in incognito. E un passamontagna quando si presenta in pubblico. È con queste credenziali che Visintin scandaglia “il mondo del food” da critico corretto e integerrimo. Racconta il grande circo di chef stellati a braccetto con giornalisti di settore e seguiti da foodblogger adoranti, di recensioni del futuro e nonne mitologiche fonti di innumerevoli ispirazioni. Punta il dito contro le storture di un universo che conosce come le sue tasche, ma con un’ironia da cui traspare un grande amore per il proprio mestiere.

 

Sabato 19 maggio Ore 17.30 Canonica di San Salvatore, via Castello

Manuela Conti. Con le mani in pasta. La cucina, le stagioni e l’autoproduzione. Guido Tommasi Editore

Questo è un libro prezioso, il diario di una ragazza che ama la cucina e la sua terra, il racconto di un viaggio avventuroso tra le brume della Brianza e il caldo sfavillio degli utensili in cucina. Coltivare la terra, prepararla ad accogliere un orto, prendersi cura di un giovane frutteto rappresentano una grande e perigliosa avventura per chi ha un’idea molto vaga della vita in campagna, ma sono anche una dichiarazione d’amore appassionato per quei luoghi se, come ha fatto l’autrice, diventano la tua quotidianità. La campagna e la cucina sono grandi maestre: insegnano il rispetto delle stagioni, l’attesa, la cura per ogni forma di vita, il reale sapore di un ingrediente, la gratitudine e la fatica, l’umiltà di fronte a un rovescio della sorte e il coraggio nell’accettare una sfida, la perseveranza e la pazienza, l’abilità di trasformare il poco in molto, di dar voce a materie prime povere e dimenticate. In questo libro troverete moltissime ricette, consigli preziosi per avviare e prendervi cura del vostro orto in ogni stagione e uno sguardo pieno di meraviglia per il risultato che riuscirete a portare in tavola. Anche una pagnotta, dall’aspetto rustico e un po’ antico, parlerà di voi, delle vostre coraggiose puntate nell’autoproduzione e della vostra visione del mondo: nessun piatto messo insieme alla rinfusa ma piccoli gesti pieni di consapevolezza e di amore.

 

Venerdì 25 maggioOre 18.30 Peregolibri, via dei Mille 25

Incontro con degustazione. Laura Lazzaroni, Altri grani altri pani, Guido Tommasi Editore.

“Mi svegliavo nel cuore della notte immaginando di impastare pane, e chiedendomi che sapore avrebbe avuto se avessi usato farina di Tumminìa, o di Maiorca o di Gentil Rosso – tutti esempi di vecchie varietà di frumento. A quel punto ho comprato un paio di dozzine di libri, mi sono messa a studiare e ho aspettato l’inizio delle vacanze estive. Ho creato una coltura di lievito madre, ne ho riempito un vasetto di vetro e ho iniziato un diario dove ne annotavo il comportamento. Dopo un mesetto circa ero pronta a panificare. Mentre continuavo con i miei esperimenti – anche oggi, a due anni di distanza, mi sento apprendista, fallibile: panificare con le vecchie varietà è difficile – ho proseguito lo studio. Ho scoperto un mondo affascinante e storie straordinarie di uomini e donne: agronomi, mugnai, fornai, e anche chef che, per il pane dei loro ristoranti, scelgono la via più difficile ma di maggior soddisfazione. Ho scoperto inoltre che noi italiani siamo fortissimi. Pochi altri paesi al mondo possiedono un tesoro di vecchie varietà ricco quanto il nostro; e non si tratta solo degli esempi presenti in alcuni campi, o stipati sotto forma di seme in magazzini e laboratori: in Italia molti di questi grani sono attivamente coltivati, trebbiati, macinati e smerciati – sebbene con grandi difficoltà e sacrifici […]. Tra una storia e l’altra spiegherò come faccio il Pane con farine di vecchie varietà di grano: spero di trasmettervi il desiderio di farlo. Non posso promettere che sarà facile, e di certo non pretendo che lo facciate sempre (non lo faccio neanch’io). Ma vi assicuro che capirete perché lo scrivo con la ‘p’ maiuscola”.

 

Sabato 26 maggio Ore 17.30 Canonica di San Salvatore, via Castello

Aperitivo con Marco Giarratana, Romanzo con angolo cottura. Longanesi

Non è così che Marco immaginava il futuro, quando ha lasciato la Sicilia per Milano. Si aspettava la gavetta,  questo sì. Ma pensava che avrebbe presto combinato Qualcosa di Serio, magari con la musica. Poi invece… la crisi, l’affitto, il lavoro che non c’è e se lo trovi è bene tenertelo anche se non ti piace. Gli anni volano via mentre lui fotocopia le sue giornate nell’open space dove scrive annunci pubblicitari per otto euro l’ora. Fino alla Settimana che Cambia Tutto, quella in cui prima viene sfrattato e poi, con tre quarti dell’open space, licenziato. Catastrofe. Ma lo è davvero? Perché non approfittarne per provare a fare qualcosa che gli piaccia davvero? E a Marco piacciono moltissimo diverse cose: la musica, il sesso, il cibo. Non per forza in quest’ordine. Nasce così il foodblog dell’Uomo Senza Tonno, il barbuto «scièf» a domicilio che prima conquista il web e poi, una cena per volta, seduce Milano e dintorni con i suoi piatti stravaganti, spesso arditi, capaci di far sorridere anche i palati più severi. Mentre fioccano i clienti e con loro incontri e situazioni impreviste, in una sarabanda di cucine, città e menu, Marco parte per un viaggio che lo porterà parecchio fuori dalle rotte già tracciate. Ma al centro esatto di questa cosa imprevedibile chiamata vita.

 

Domenica 27 maggio Ore 16.30 Sala Civica, via Monsignor Colli 10

Federica Camperi, Monica Molteni, Paola Pioppi. Torte e poesia. New Press Edizioni

A metà strada tra il ricettario di cucina e l’antologia poetica, “Torte e poesia” è nato per diffondere bellezza e cultura antispreco.

 

Sabato 2 giugno Ore 17.30 Canonica di San Salvatore, via Castello

Aperitivo con Eleonora Matarrese. La cuoca selvatica. Bompiani

Le piante commestibili sono moltissime ma raramente le mettiamo nel piatto: una cuoca raccoglitrice ci racconta come riconoscerle e usarle in cucina. Forest-bathing, tree-hugging, treewatching, wood therapy: la natura non è mai stata così in voga come oggi. E in cucina a spopolare è il foraging, la pratica di raccogliere cibo selvatico – erbe, frutti, fiori, bacche, cortecce, radici, alghe – che cresce spontaneo nel suo ambiente naturale e il più possibile incontaminato. Ma dietro anglismi e tendenze modaiole si nasconde in realtà un’usanza antica quanto l’uomo: andar per erbe è sempre stato un modo per procacciare cibo, soprattutto in tempi di penuria alimentare, ed è una consuetudine che ha un legame fortissimo con la tradizione culinaria italiana. Eleonora Matarrese, esperta raccoglitrice e “cuciniera”, ci insegna a riconoscere le piante selvatiche edibili, a raccoglierle con il necessario rispetto dei territori e dei cicli naturali, e a trasformarle in ricette sorprendenti e creative, ristabilendo una connessione con la natura ignorata e spesso calpestata e con saperi – e sapori – dimenticati.

 

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